Poliamore: intervista a Luca Boschetto di Poliamore.org. Che cos'è il poliamore, come conoscere persone poliamorose e come è strutturata la comunità.

Poliamore: intervista a Luca Boschetto di Poliamore.org

Giovanna Relazioni Leave a Comment

Poliamore: intervista a Luca Boschetto di Poliamore.org. Dopo aver parlato di poliamore in alcuni post precedenti, abbiamo pensato di farcelo raccontare un po’ di più da chi lo vive in prima persona. Luca Boschetto non ha soltanto scelto di integrare il poliamore nella propria vita privata, ma è anche fondatore e coredattore del sito Poliamore.org, oltre a far parte del team di organizzazione di molti eventi a tema poliamoroso su territorio nazionale e internazionale, per far conoscere questo stile relazionale a un pubblico più ampio.

Sappiamo che il poliamore è la pratica (o la possibilità) di avere più di una relazione intima, sessuale o affettiva per volta, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali. C’è altro che vorresti aggiungere alla definizione?

Direi che la definizione che hai dato è assolutamente corretta ed esaustiva. Forse l’unica cosa che varrebbe la pena di aggiungere è che questo consenso deve essere ovviamente dato volontariamente, libero da ogni pressione esplicita o implicita, quale ad esempio la paura di poter essere lasciati qualora non ci si sentisse in grado di darlo.

Quando e come hai deciso di aprire il sito poliamore.org?

Nel 2010, quando ho iniziato a lavorarci, la parola poliamore era pressoché sconosciuta in Italia. Solo uno sparuto gruppo di persone ne discuteva in quello che è tuttora il più importante gruppo Facebook sull’argomento, Polyamory Italy Poliamore Italia, ma tutte le informazioni disponibili all’epoca in rete sul tema erano in inglese – e sappiamo che non tutti gli italiani hanno molta familiarità con questa lingua. Quelle informazioni però a me erano state preziose per orientarmi nel mondo di questo stile relazionale ed evitare quelli che sono i problemi più comuni, e ritenevo valesse la pena di renderle fruibili con facilità anche al pubblico italiano. Così ho fondato Poliamore.org che, con la collaborazione anche di altri, è stato lanciato nell’aprile 2012.

E’ un’associazione culturale?

Poliamore.org non è un’associazione culturale de jure – almeno, non ancora – ma un gruppo di persone che volontariamente lavorano per costruire questa nuova cultura in Italia.

Domanda da un milione di dollari: quanti poliamorosi ci sono in Italia oggi?

Difficile dirlo: questa domanda ancora non era compresa nell’ultimo censimento generale della popolazione italiana!Tutto ciò che sappiamo è che il gruppo Facebook principale conta ormai circa 2000 iscritti. La comunità continua a crescere sia grazie a persone incuriosite che poi trovano che il poliamore risponda ad un modello relazionale che sentono loro, sia anche grazie a gente che scopre questa comunità dopo aver già vissuto, magari per anni, relazioni di questo tipo.

Come abbiamo accennato, ci sono anche degli eventi e degli incontri. Tu che li organizzi ci racconti come si svolgono?

Più o meno in coincidenza con il lancio di Poliamore.org abbiamo anche fatto uscire la comunità poliamorosa dal virtuale: inizialmente a Bologna, e poi via via in altre città si sono iniziati a tenere incontri dal vivo. Ad oggi Roma è la principale, ma sono seguite anche Milano, Torino, Padova, Udine, Napoli e altre.

Gli incontri più classici sono quelli chiamati polimeriggi: incontri senza tema predefinito dove, nel giro di presentazione iniziale, scaturiscono gli argomenti sui quali il gruppo si focalizza nel resto della discussione. Si può quindi parlare di come gestire le proprie emozioni o il vivere quotidiano poliamoroso. Si è parlato di coming out, gelosia, consenso, figli e tanto altro. Di fatto, sono più o meno dei gruppi di mutuo auto-aiuto dove le persone poliamorose condividono i propri vissuti e le proprie soluzioni, e dove chi è anche solo curioso può capire di cosa si tratta.

Oltre a questi, teniamo anche altri tipi di incontri: dai cineforum, agli incontri tematici, agli incontri più estemporanei e sociali quali gli aperitivi, in cui la discussione è meno strutturata ma non per questo, spesso, meno profonda. Purtroppo non ancora in tutte le città abbiamo la massa critica per organizzare con regolarità tutti questi tipi di incontri, ma la comunità è in costante crescita e alcuni poliamorosi fanno un po’ le trottole per andare a contribuire alla nascita di incontri anche in posti dove ancora non ce ne sono stati.

Allora mi sembra di capire che dobbiamo dire a tutti i nostri lettori di rivolgersi altrove per le orge? ;) Faccio riferimento a uno degli stereotipi principali sulle persone poliamorose, quello per cui sono dei gran marpioni che non perdono occasione per la sperimentazione sessuale.

Beh, se diamo retta a ciò che si dice nella comunità poli americana, “i poliamorosi sono così impegnati a parlare delle loro relazioni che non hanno mai tempo di fare sesso”, direi proprio di sì! Però, scherzi a parte, sì: gli incontri sono incontri di discussione e condivisione, e ci teniamo a fare in modo che non siano luoghi e momenti con lo scopo di cercare partner sessuali. Ovvio che fra adulti consenzienti e affini dal punto di vista relazionale questi siano per molti occasione di conoscere potenziali partner, ma non è quello l’obiettivo principale.

In più, siamo molto ferrei nel voler mantenere questo ambiente uno spazio sicuro per tutte e per tutti. Per quanto non sia intrinsecamente parte del poliamore in sé, la comunità in generale trova molto importante aderire pienamente ai concetti della cultura del consenso, e ciò fin dai primi approcci nei confronti di qualcuno che possa interessare. Non sono quindi benvenuti ai nostri incontri quegli approcci tipici della cultura “là fuori” dove ancor troppo spesso si instaurano dinamiche preda-predatore, e con ruoli fissi praticamente sempre vincolati al genere.

In ultimo: mi spiace deludere chi si sia fatto già delle fantasie, ma essere poliamorosi non significa affatto gradire automaticamente situazioni di sesso di gruppo. Molti fra i poliamorosi hanno gusti sessuali assolutamente banali. Ricordiamoci che seppure si tratti di relazioni dove il sesso è una componente spesso (ma non sempre!) importante, di solito non riveste un’importanza maggiore di quella che può avere in qualsiasi relazione monogamica.

Esiste una tipologia “standard” di relazione poliamorosa?

No, una delle cose belle del poliamore è che non sostituisce un modello fisso (quello monogamo) con un altro modello fisso. La definizione è abbastanza chiara, ed è quella che hai dato tu all’inizio, ma lascia spazio alla formazione di configurazioni relazionali estremamente varie, a seconda delle preferenze personali di chi le crea. In questo senso, si può dire che si tratta di relazioni “su misura”, disegnate su quelli che sono i bisogni e i desideri delle persone che le compongono.

Esistono quindi relazioni molto simili alla classica coppia aperta, dove ad una coppia centrale ciascun partner affianca relazioni secondarie – ma con la sostanziale differenza, rispetto alla coppia aperta, che non sono solamente “ricreative” ma affettivamente importanti. Esistono quelle che chiamiamo triadi, dove tre persone sono in relazione ciascuna con entrambe le altre in modo più o meno paritario – e ovviamente questo modello si può talvolta espandere a più di tre persone. Più frequentemente, tuttavia, vediamo reti di relazioni, e non gruppi chiusi, quelle che noi scherzosamente chiamiamo polecole.

Alcune di queste configurazioni rimangono aperte ad ulteriori relazioni, altre invece cercano di rimanere stabili all’interno di un determinato numero di componenti, sebbene maggiore di due: sono quelle che noi chiamiamo relazioni polifedeli.

E una tipologia di persona poliamorosa, esiste? Per esempio: c’è una fascia d’età più rappresentata, un profilo tipico ecc.

Ai nostri incontri partecipano persone di tutte le età, dai giovanissimi a persone di età molto avanzata. I ceti sociali sono un po’ tutti rappresentati così come gli orientamenti. Al contrario di quanto qualcuno pensa, nel poliamore l’orientamento sessuale più frequente sembra essere comunque quello eterosessuale. All’ultimo sondaggio che abbiamo fatto, l’orientamento bi/pansessuale è risultato più rappresentato che nella popolazione generale, ma probabilmente questo è abbastanza normale, visto che per una persona che non abbia un orientamento “monosessuale” (quindi etero o omosessuale) il poliamore è l’unico modo per poter avere partner di tutti i generi dai quali si è attratti, a meno che non si voglia scadere nel tradimento.

Una caratteristica che forse più di altre sembra accomunare le persone poliamorose è l’avere una mentalità più aperta della media,e spesso si nota come oltre al poliamore differiscano dalle prescrizioni della cultura dominante anche per altri aspetti. Ma credo che questo sia normale: una volta che ci si è posti in modo critico nei confronti di un aspetto importante come la propria vita relazionale, è solo logico e facile che lo si faccia anche per altri aspetti.

Qual è la visibilità di questo modello relazionale?

Ancora molto poca, purtroppo. Ma se cinque anni fa non capitava praticamente mai di incontrare nessuno che ne avesse sentito parlare, ora grazie al lavoro fatto in questi ultimi anni e ad una piccola esposizione mediatica (sebbene spesso non totalmente consapevole e rispettosa dei valori che il poliamore rappresenta) capita sempre più spesso di incontrare persone che, almeno per sentito dire, sappiano di cosa si tratta. Poi, certo, spesso c’è da correggere molti pregiudizi o luoghi comuni, ma è già qualcosa.

La comunità poliamorosa ha degli obiettivi a lungo termine (es. quella LGBTQ+ è impegnata per rendere legge le unioni tra persone dello stesso sesso, e la comunità poliamorosa?)?

La comunità poliamorosa è ancora giovane e poco coesa, però già si intravedono quelle che possono essere le istanze che presto sarà necessario portare avanti sul fronte del riconoscimento dei diritti, e molte di queste sono istanze comuni o simili a quelle del movimento LGBTQ*: riconoscimento delle unioni – a più di due persone, nel nostro caso – e tutela dei diritti dei bambini nati nell’ambito di famiglie poliamorose, tanto per citare le più importanti.

Al di là del problema del riconoscimento e dell’accettazione, quali sono le sfide che le persone in relazioni poliamorose affrontano solitamente?

Beh, le sfide principali sono sicuramente quelle personali all’interno delle proprie relazioni. Il poliamore sicuramente va incontro a quello che è un bisogno di molti: il poter amare liberamente, per sé, e che le persone amate godano della stessa libertà. Ma non è scevro di complicazioni: le relazioni umane, per quanto belle e importanti, sono complesse, e all’aumentare del numero possono aumentare le complessità, anche per gli impatti incrociati fra le varie relazioni.

Il problema principale che spesso molti poliamorosi si trovano ad affrontare è quello della gestione della gelosia. I poliamorosi, contrariamente ad uno dei tanti luoghi comuni che li riguardano, non ne sono immuni. Il principio fondamentale però è che una persona poli riconosce la gelosia come un proprio problema che ha spesso radici nell’insicurezza o in costrutti culturali che creano aspettative irragionevoli e che innescano la possessività. E allora, sulla base della presa di coscienza della propria responsabilità nella gestione dei propri sentimenti, ci si può lavorare – spesso con l’aiuto dei propri e delle proprie partner – e ci si scopre, alla fine di questo percorso, persone migliori, più sicure, più in grado di amare liberamente.

La maggior parte dei problemi, comunque, non nascono dal modello relazionale poliamoroso stesso, quanto dal fatto che siamo cresciuti in un modello diverso, che abbiamo dato per scontato per anni e dal quale distaccarsi comporta un certo lavoro. E questo vale per noi, per i nostri partner e per i partner dei nostri partner.

Che consigli daresti a chi si affaccia a questo modello relazionale?

Di darsi tempo e aver pazienza, sia con se stessi che con i propri partner. Modificare dei costrutti culturali nei quali si è vissuti a lungo non è un’operazione che si possa fare dalla sera alla mattina. Molte persone che abbracciano il poliamore e che ne condividono pienamente i valori si trovano poi all’inizio sconfortati da quanto i propri sentimenti “remino contro”. È normale, e fa bene sapere che ci sono passati in tanti altri.

E poi di non cercare di far tutto da soli. Muovere i primi passi in un modello relazionale per il quale la nostra cultura non ci ha preparato non è facile. È facile quindi fare errori che, con un minimo di esperienza, impareremo ad evitare. Ma ormai esiste una comunità, esistono incontri, esistono siti, esistono libri, esistono persone che ci sono già passate e che possono dare una mano. Vale la pena di farne buon uso. Questa comunità è anche utile per vedere che esistono altre persone che vivono le proprie relazioni poli con successo e sono felici: loro, i loro partner, i partner dei loro partner. Continuare a confrontarsi sul poliamore con chi non ne ha esperienza diretta, purtroppo, fa solo ricevere tanti “non può funzionare”, quando non è affatto così. Il poliamore funziona, e bene; e per chi lo sente adatto a sé, molto meglio di un modello relazionale monogamo imposto solo per cultura.

 

Ringraziamo Luca Boschetto per averci accompagnati per mano alla scoperta del poliamore. Se avete domande e dubbi o volete dire la vostra, utilizzate la sezione dei commenti!

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