Artemisia Gentileschi Lomi e il processo per stupro. Storia dell'artista Artemisia Gentileschi, pittrice italiana vittima di stupro e tortura nel Seicento.

Artemisia Gentileschi Lomi e il processo per stupro

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Artemisia Gentileschi Lomi e il processo per stupro. Artemisia Gentileschi Lomi (1593-1653) è una delle poche pittrici rinascimentali che si sono riuscite a guadagnare un posto nella storia dell’arte italiana. Autrice di splendide opere, un leit motiv della sua pittura sono le figure di eroine come Giuditta e Susanna, oppresse dagli uomini. Senza dubbio, nel 1600 doveva essere arduo per una donna, ancora di più un’artista, raggiungere la notorietà e il rispetto in un mondo dominato dagli uomini. La strada di Artemisia fu ancora più in salita e questo l’ha resa un’icona per autrici e autori femministi. Ma per quale motivo e perché ne parliamo qui?

Perché particolarmente interessante (e ci permettiamo di definirla così solo perché sono passati quattro secoli) è la sua vicenda di stupro.

La storia di Artemisia Gentileschi

Come raccontato dai documenti storici, nei diversi romanzi che raccontano la sua storia, e come illustrato nei suoi quadri, l’adolescente Artemisia subiva la pressione del padre Orazio Gentileschi, di cui raccontava che la trattasse “come una moglie” (senza specificare dettagli) e del pretendente Agostino Tassi, un altro pittore che frequentava casa Gentileschi. Nel quadro Susanna e i Vecchioni (che racconta la storia di una vergine insidiata e poi ricattata da due uomini) si dice che abbia ritratto se stessa, Orazio e Agostino. Comunque siano andati i fatti, è storia che nel 1612, Agostino Tassi fu denunciato da Orazio Gentileschi per aver stuprato la giovane donna, e per aver poi promesso un matrimonio riparatore mai avvenuto (ricordiamo che in Italia l’istituto del matrimonio riparatore non è mai stato messo in discussione con effettivo successo prima della vicenda di Franca Viola nel 1966).

Il processo per stupro

Negli atti del processo, la testimonianza cruda e sofferta di Artemisia Gentileschi è arrivata fino a noi e descrive la terribile violenza carnale nonostante i molti tentativi della ragazza di sottrarsi allo stupro. Proprio in quegli anni un altro dipinto, Giuditta che decapita Oloferne, sembra raccontarci la vendetta che Artemisia Gentileschi avrebbe desiderato poter mettere in atto, e ancora una volta le fattezze dei personaggi ricordano da vicino quelle dei protagonisti (la ragazza e lo stupratore). Il processo per stupro ci può sembrare oggi raccapricciante, ma al di là dei modi non cambia molto rispetto a come talvolte si svolgono ancora adesso: la vittima di stupro doveva testimoniare la propria buona reputazione, e aveva l’onere della prova dello stupro. In più, nello Stato Pontificio dove Artemisia Gentileschi viveva, denunciare uno stupratore prevedeva la tortura. No, non dello stupratore: della donna, per assicurarsi che non si trattasse di una falsa accusa denigratoria. La donna era interrogata con mani, polsi e dita legati. L’interrogatorio avveniva stringendo le corde fino a rompere le ossa: un supplizio per una donna già vittima, volto a cancellare la presunta colpa avuta nell’attirare un uomo, ancor più pericoloso dal momento che la pittrice aveva le mani come primo strumento di lavoro.

Il successo di Artemisia Gentileschi

Ad oggi non conosciamo la sentenza dei giudici, ma gli storici presumono che Agostino Tassi dovette versare una somma di denaro ad Artemisia, forse usata come dote. Artemisia riuscì a condurre in seguito una vita indipendente come donna e come artista, si trasferì lontano da Roma e iniziò ad adottare il cognome della madre, Lomi, come segno di ulteriore distacco da un padre che non l’aveva adeguatamente protetta come avrebbe potuto. Il tuo talento e la sua forza d’animo, portarono Artemisia Gentileschi, ora Lomi, a diventare la prima donna ad essere accolta come membro dell’Accademia Fiorentina delle Arti del Disegno e a lavorare in tutta Italia e all’estero. Le sue opere sono celebri e apprezzate ancora oggi.

Quella di Artemisia è una storia che purtroppo si è ripetuta molte volte, e che moltra la capacità di questa donna (e di molte altre) di far fronte a violenze e abusi con forza e tenacia. Tutti dovrebbero saperlo: condividi questo post per far conoscere la storia di Artemisia Gentileschi.

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