Slut-shaming: che cos'è e perché è ora di smetterla di far vergognare le persone per la propria sessualità

Slut-shaming: che cos’è e perché è ora di smetterla

Giovanna Corpo e Psiche Leave a Comment

Slut-shaming: che cos’è e perché è ora di smetterla. Forse alcuni di voi conoscono già l’espressione, presa dall’inglese, “slut-shaming”. Forse altri non la conoscono, ma probabilmente hanno familiarità con il concetto. Vi è mai capitato di dire, sentir dire o leggere frasi (quasi sempre riferite a una donna) del tipo “Se va in giro vestita così, è una poco di buono”, “Con tutte le relazioni che ha avuto non c’è da fidarsi”, “Se è così libertina, ovviamente sarà giudicata male”, “Vuole solo fare sesso, ma non si vergogna?”? Questo è solo un minuscolo elenco, e dei più forbiti. Questo è slut-shaming.

Slut-shaming: che cosa significa?

Letteralmente slut-shaming significa “vergogna della zoccola”, “svergognare la zoccola”. Vuol dire in pratica utilizzare elementi relativi alla condotta sessuale di qualcuno, o che rimandano a essa, per svalutare tale persona e imporre un giudizio negativo. La sessualità è un campo talmente vasto, che investe così tanti aspetti della persona, che anche lo slut-shaming può prendere molte forme, consapevoli e inconsapevoli: può colpire una persona appoggiandosi al modo di vestire, alla salute, all’aspetto fisico, all’orientamento sessuale, alla sua storia relazionale, ai suoi hobby. Può colpire le vittime di reati e abusi (avete mai sentito dire “se l’è cercata”?). Si tratta di una pratica che ha radici storiche profondissime e che non pretendiamo certo di trattare in maniera completa in un unico post. Già nei secoli passati, l’immagine sessuale delle donne è passata più volte da esseri senza anima affamati di sesso a persone che dovevano avere dei disturbi mentali se amavano farlo.

…e perché è ora di smetterla

Lo slut-shaming tende a colpevolizzare dei comportamenti che non si adeguano a una norma percepita e culturalmente imposta, e colpisce soprattutto le donne perché, sempre restando nell’immaginario culturale e normativo, sono coloro che hanno meno libertà sessuali. Eppure la sessualità e la vita di qualcuno, l’essere vittima di abusi o stupro, le preferenze e i comportamenti, sono una questione profondamente privata. Fino a quando la sessualità viene agita in maniera da non voler nuocere agli altri, a chi dovrebbe importare se una donna ama fare sesso, vestirsi o truccarsi in modo provocante, se vuole avere più di una relazione intima, se ha un vibratore, o se ha bisogno di un contraccettivo d’emergenza? Spesso, la risposta a questa domanda, più o meno implicita, è qualcosa del tipo: le persone che mettono in atto questi comportamenti, lo fanno ben sapendo di vivere in un ambiente e in una cultura con delle norme che non sono uguali per tutti, riguardo a come vestirsi e comportarsi. Certamente è vero. Secondo noi, però, è piuttosto il caso di iniziare a interrogarsi seriamente sull’utilità di queste norme, e sul diritto alle libertà personali anche nella sfera della sessualità.

Che cosa ne pensate?

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