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La safeword nel BDSM e oltre: tutto quel che c’è da sapere

Lola Corpo e Psiche, Gioco Leave a Comment

La safeword nel BDSM e oltre: tutto quel che c’è da sapere. Abbiamo già trattato l’argomento della safeword in vari brevi post, e ci sembra il momento giusto per un approfondimento su quello che è una delle convenzioni principali nell’ambito del BDSM e dei kink in generale. La parola di sicurezza, o safeword in inglese (e non safeworld, come dicono alcuni, per quanto ci sia effettivamente un mondo dietro), è una delle tante dimostrazioni di quello che dicono alcune antiche tradizioni: che le parole hanno potere.

Il potere delle safeword

Sappiamo già che quando si parla di consenso il sì e il no, pur con tutte le loro sfumature di significato, hanno potere. La parola di sicurezza altro non è che un approfondimento e un’espansione di questo concetto, fondamentale in ambiti in cui spesso dire di no può fare parte del gioco e servire ad eccitare la fantasia e i sensi dei partecipanti. Che cosa è infatti la safeword? Niente altro che una parola, o una breve frase, da dire al posto del “no” in modo che il concetto non possa essere frainteso. E’ quello che succede per esempio nel BDSM, dove chi ha il ruolo del sottomesso può desiderare lamentarsi e fingere il rifiuto, o esclamare dei “No” spontanei a seguito di giochi d’impatto particolarmente intensi… senza però voler smettere di giocare. Chiedere a una persona che ricopre il ruolo di dominante di riuscire sempre a indovinare la reale volontà della persona con cui gioca sarebbe troppo, in particolar modo per coppie che non sono ancora affiatate, o per giochi nuovi per i quali il sottomesso non sa ancora dove si trova il proprio limite. Dunque, le parole di sicurezza – che possono essere molto varie, e dopo ne vedremo alcune – esistono per permettere un gioco più fluido e sereno, senza stare a interrogarsi o a interrogare l’altro sulla veridicità di un no, di un basta, di qualsiasi altra forma di rifiuto.

Va inoltre considerato che avere una safeword è un po’ come avere un maniglione antipanico: sapere che la si può pronunciare in qualsiasi momento, esercitando il proprio diritto a interrompere un’attività che non è più gradita, permette di giocare in modo più rilassato anche un po’ fuori dalla propria zona di comfort. Molte persone che giocano con ruolo sottomesso riescono più facilmente a superare un limite quando sanno di poter smettere, letteralmente, quando vogliono e senza dover necessariamente motivare la propria decisione. Allo stesso modo, chi domina può avere la serenità di sapere che non dovrà decidere e valutare la situazione in ogni momento, lasciando una parte di potere decisionale nelle mani del partner. In questo modo potrà, se lo desidera, portare il gioco un po’ oltre senza questo genere di remore.

Ma perché non dire semplicemente di no?

Il motivo è principalmente uno: per non confondersi.

La parola di sicurezza ha come unico obiettivo quella di significare “adesso basta davvero” in modo chiaro, riconoscibile, inconfondibile. Il no può essere detto in qualsiasi momento con qualsiasi sfumatura di significato e vale lo stesso per parole come “basta, non ne posso più, ti prego” e così via. Proprio per questo motivo la safeword deve avere alcune caratteristiche ben precise:

  • Deve essere concordata: tutte le persone che giocano o sono coinvolte nella scena dovrebbero sapere che quella parola è la safeword, in modo da poterla riconoscere subito e rispettare.
  • Non deve essere collegata con ciò che si sta facendo: provate a pensare che cosa accadrebbe se la safeword fosse “sculacciata” durante una sessione di spanking, o “budino” durante una sessione di sploshing!
  • Deve essere facile da dire: durante una stimolazione sessuale o sensoriale particolarmente intensa, il nostro cervello si focalizza sulle sensazioni fisiche e di conseguenza parlare può diventare più difficile. Forse “precipitevolissimevolmente” può risultare oltre le capacità linguistiche della persona coinvolta.
  • Allo stesso modo, si deve poter ricordare. Per essere certi che questo accada, potete scegliere una parola che sia in qualche modo significativa per voi e il/i partner e usare sempre la stessa.
  • Ma soprattutto, la safeword va rispettata, sempre. Altrimenti la sua esistenza non avrebbe senso e, soprattutto, la volontà delle persone coinvolte non sarebbe rispettata. La consensualità è sempre alla base di un gioco sano e rispettoso, e da questo non si può prescindere.

Quale parola di sicurezza scegliere?

Ognuno è libero di scegliere la parola di sicurezza che preferisce, in base alle proprie preferenze. Il bacino è molto vasto, ed è quasi pari al vocabolario della lingua italiana (fatte salve magari alcune eccezioni come quelle sopra indicate). Esistono anche delle parole di sicurezza convenzionali che risultano più riconoscibili di altre, proprio perché sono molto usate. Ecco quali sono:

  • Il codice del semaforo: rosso, giallo e verde. Hanno esattamente il significato delle luci del semaforo: verde significa “tutto bene, procedi pure”, rosso vuol dire “fermati subito”. In questo caso esiste anche il giallo, con il significato di “aspetta, rallenta, fai attenzione”. Può corrispondere alla richiesta di rallentare il ritmo, per riprendere fiato, oppure di cambiare qualcosa, eventualmente dopo un breve scambio verbale su quello che non andava.
  • Un codice numerico, che indica la quantità di dolore o disagio che la persona sta provando. In risposta a una verifica della persona che conduce il gioco, o in modo spontaneo, chi ha ceduto il controllo può quindi indicare 1 o 2 se è totalmente a proprio agio, 6 o 7 se soffre, è fuori dalla sua zona di comfort o si sente umiliato, ma riesce (e soprattutto vuole) gestire la situazione, o un numero più alto se vuole fermarsi. In questo caso, il codice prevede sicuramente un accordo preventivo sulla soglia di disagio accettabile per entrambi. Infatti ognuno può avere un modo diverso di valutare o gradire le sensazioni provate, e così il desiderio di spingere su un limite può variare da un momento a un altro!
  • La safeword consiste nel pronunciare la parola safeword: più semplice di così…!

In ogni caso non è detto che si debba scegliere una parola di sicurezza conosciuta da tutti. Trovate, fra i nostri post, alcuni esempi di parole di sicurezza effettivamente utilizzate da persone che si muovono nell’ambito kinky e BDSM, così come dei suggerimenti su come potreste fare per scegliere la vostra. Ovviamente, se sentite che la parola di sicurezza scelta non rappresenta, o non più, il modo in cui volete dire “ora basta”, potete modificarla quante volte vi va. Nessuno la scriverà sulla vostra carta d’identità o ve la tatuerà addosso, la scelta è soltanto vostra.

Oltre la safeword: il safesignal o segnale di sicurezza

Finora abbiamo parlato di safeword come se si potesse sempre articolare facilmente una parola. Ovviamente, sappiamo che non sempre è così: perché in alcuni giochi può essere eccitante farsi imbavagliare, perché si può avere perso la testa così tanto da non essere in grado di dire anche poche parole, perché qualcuno ha una disabilità per cui non può parlare in modo chiaro, oppure sentire. E’ sempre utile in questi casi stabilire un safesignal, ossia un gesto o segnale convenzionale che abbia esattamente lo stesso significato della parola di sicurezza.

  • Se si preferisce un segnale sonoro si può maneggiare qualcosa che faccia rumore, come una campanella o un mazzo di chiavi, o ancora optare per un mugugno ottenibile anche con la bocca imbavagliata (massima attenzione va anche posta a imbavagliare qualcuno in modo che possa deglutire e respirare correttamente!).
  • Per un segnale visivo, un gesto o una piccola torcia possono essere l’ideale. Il secondo esempio è particolarmente valido se si gioca in ambienti non molto illuminati, quando magari avete scelto di tenere le luci basse per fare atmosfera.
  • Si può anche optare per un segnale tattile, come per esempio prendere la mano dell’altra persona o toccarla in un modo specifico. Attenzione: questo tipo di safesignal è sconsigliato se state facendo un gioco di impatto perché la mano di chi vuole dare il segnale potrebbe andare a finire nella traiettoria dello strumento usato per percuotere, provocando un impatto non desiderato, doloroso e potenzialmente dannoso. E’ invece un tipo di gesto indicato per altri generi di gioco. Per fare un esempio su tutti, quello di una situazione in cui siano coinvolte anche altre persone, in cui si vuole comunicare un disagio o altro solo a una di esse (per esempio il partner principale).

Si può decidere di non usare la safeword?

Certo, si può decidere di fare qualsiasi cosa, previo consenso di tutti i partecipanti all’azione. Noi sconsigliamo di giocare senza una safeword, perché significa non lasciarsi un’uscita di sicurezza, la possibilità di interrompere quello che si sta facendo senza indugio o domande. Avventurarsi oltre la propria zona di comfort senza una parola di sicurezza può certamente far percepire ancora di più la trasgressione, lo scambio di potere, la cessione del controllo e le altre dinamiche del gioco che si intraprende. Il gioco può quindi risultare più coinvolgente, ma questa atmosfera rischia di sgretolarsi completamente quando uno dei due vuole fermarsi. Esistono relazioni ben rodate i cui membri sono in grado di leggere e interpretare perfettamente i comportamenti l’uno dell’altro, e in questo caso la parola di sicurezza non viene usata. Consigliamo comunque di averne una, augurandovi di non doverla mai usare, insomma un po’ come l’assicurazione o la garanzia dell’auto.

Se ci sono altre informazioni che desiderate, o curiosità che vi sono rimaste, sulle safeword e il loro uso, non esitate a commentare!

 

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